Era costei la baronessa di San Calogero, allorché il terremoto del 1783 rase completamente al suolo San Calogero,arrecando gravissimi danni anche a Calimera.
Deceduta donna Caterina, nella baronia di San Calogero le succedette il cugino Giacomo Mottola. Costui, nel 1799, fu a capo di un pugno di persone che proclamò la Repubblica di San Calogero, che ebbe vita effimera, essendosi arresa dopo pochi giorni ai realisti senza opporre alcuna resistenza. A causa di questo episodio, tuttavia, Giacomo Mottola attraversò varie vicissitudini. Nel 1806, poi, fu addirittura abolita la feudalità, per cui egli fu l'ultimo barone di San Calogero.
A Calimera, intanto, era rimasta la baronessa Laura Suriano. Alla sua morte, avvenuta nel 1595, la baronia di Calimera passò al figlio Giovanni Antonio Barone, il quale fece ulteriormente peggiorare la situazione economica della famiglia.
Nel 1616, alla sua morte, ad istanza dei creditori, la terra di Calimera, per ordine del Sacro Regio Consiglio, fu messa in vendita. Per la somma di 24.000 ducati venne acquistata da Bernardo Spina da Melicuccà.
A Bernardo Spina succedette il figlio Lorenzo; a costui la sorella Laudomia, che aveva sposato Lorenzo Grillo da Oppido; a Laudomia Spina, nel 1649, il figlio Agazio Aìnbrogio Grillo; a costui, nel 1679, il figlio Lorenzo. Nel 1680 costui, per il prezzo di 26.250 ducati, vendette la baronia di Calimera a Caterina Cavallo, vedova di Giovan Battista Toraldo di Tropea, la quale effettuò l'acquisto per conto dei figli minorenni.
Al raggiungimento della maggiore età, fu Alfonso Toraldo il primo della sua famiglia a diventare Barone di Calimera; alla morte di costui, avvenuta nel 1719, gli succedette il fratello Bernardo; morto costui nel 1722, gli succedette il nipote Domenico Toraldo, il quale, però, nello stesso anno rinunziò alla baronia di Calimera in favore del figlio primogenito Orazio.
Deceduto costui nel 1776, nella baronia di Calimera gli subentrò il nipote Bernardo Toraldo; deceduto a sua volta Bernardo nel 1794, gli succedette il figlio primogenito Orazio, il quale fu l'ultimo Barone di Calimera, in quanto, come si è già detto, nel 1806 venne abolita la feudalità. Anche dopo che cessò di essere il barone, egli rimase, comunque, a Calimera, dove morì il 10 dicembre 1826.
Con la legge n. 14 del 19 gennaio 1807, essendo Re di Napoli Giuseppe Napoleone, fu istituita, tra le altre, la circoscrizione di Nicotera, della quale facevano parte, tra gli altri, i due Comuni di San Calogero e Calimera. Con decreto del 4 maggio 1811, essendo Re di Napoli Gioacchino Murat, il Comune di San Calogero fu assegnato al circondario di Mileto, mentre Calimera fu aggregata come villaggio (o frazione) a San Calogero.
Il 27 agosto 1860 passarono da San Pietro le "camicie rosse" di Garíbaldí, accolte con entusiasmo dai Calimeresi e piuttosto tiepidamente dai Sancalogeresi. Soltanto tre giorni dopo, nella notte del 30 agosto 1860, nunerosi abitanti di Calimera marciarono su San Calogero e portarono via dal Municipio tutte le carte ed i registri, chiedendo poi che Calimera venisse proclamata capoluogo del Comune. Ben presto, però, la legalità venne ripristinata.
Nel territorio del Comune sono sorti nel passato alcuni monasteri, il più importante dei quali fu quello femminile di Sant'Opolo, appartenente prima all'ordine basiliano e poi a quello benedettino. Altro monastero fu quello di San Calogero, importante per aver dato il nome al paese, o, come qualcuno ritiene, per averlo ricevuto da quello. Di tale monastero, però, si hanno scarsissime notizie.
Altro monastero ancora fu quello domenicano di Calimera, che costituiva il vicariato di San Sebastiano, la cui chiesa era dedicata a Santa Maria del Rosario; fondato nel 1549, fu soppresso nel 1653.
Per concludere, ricordiamo che a Calimera è ambientata la quadrilogia "Storia dei Rupe" di Leonida Repaci, nella quale si raccontano le vicende d'una famiglia calabrese sullo sfondo della storia italiana ed europea fra Ottocento e Novecento.

Corrado Romano