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SAN CALOGERO, CALIMERA, SAN PIETRO. Venticinque chilometri quadrati appena, tre centri abitati, tre diverse storie feudali: San Calogero, Calimera, San Pietro. Quale di questi tre centri sia il più antico, è difficile dire, anche se molti elementi c' inducono a ritenere che sia Calimera. Il suo nome, chiaramente d' origine greca, significa "buon giomo". Impossibile precisare l'epoca della sua fondazione, che, se non è forse riconducibile ai tempi della Magna Grecia, dev'essere comunque collocata al più tardi al periodo della dominazione bizantina. Nel 1276 doveva essere senza dubbio un centro abbastanza importante, se dai registri angioini risulta che pagava di colletta 6 once, 24 tarì e 12 grana, il che ci induce a concludere che avesse una popolazione di 341 fuochi. San Calogero, invece, prese nome, probabilmente, da un monastero basiliano, intitolato all'eremita bizantino dallo stesso nome, che sorgeva in località San Marino.Il sito più antico del paese era, però, a poca distanza dal fiume Litroma, l'odierno torrente Mammella, sotto la località Sbarrera, attorno alla chiesa di San Michele, che era forse annessa ad un altro monastero basiliano, del quale, purtroppo, non è rimasta alcuna traccia. Successivamente il paese si è a poco a poco trasferito in alto, sulla Sbarrera; la parte del paese che era rimasta in basso veniva chiamata "quartiere dell'Angelo", dal nome della chiesa, dedicata a San Michele Arcangelo, mentre la parte alta ne costituiva la motta, o rocca. Completamente raso al suolo dal terremoto del 1783, venne riedificato su un terreno pianeggiante di proprietà del barone Giacomo Mottola, chiamato "Le vigne" o "Il giardino". Molto antico anche San Pietro, situato sull'antica via della posta, che nel passato ha rivestito una certa importanza per essere l'unico centro abitato esistente sulla strada che collegava Monteleone a Rosarno. Esso è stato, quasi per l'intero arco della sua esistenza che possiamo considerare conclusa nel 1783, allorché il terremoto lo rase completamente al suolo,un casale di Mileto, di cui ha pertanto condiviso la storia feudale. Il monaco Arnulfo, nel suo "Chronicon Calabro Saracenum", la cui attendibilità non è, però, certa, scrive che "nell'anno 946 Tropea, Nicotera e Mileto sono state occupate dai Saraceni, ma in Calimera molti di loro sono stati uccisi dai Calabresi". I più antichi feudatari di Calimera e, si presume, anche di San Calogero, sono stati i Ruffo. Costretti ad emigrare in Provenza dopo che Manfredi, nel 1258, divenne re di Sicilia, i Ruffo rientrarono nel Regno dopo la disfatta di Manfredi ad opera di Carlo d'Angiò nel 1266, ritornando ben presto in possesso dei loro feudi. Nel 1290 Enrico Ruffo prese parte all'assedio di Amantea come signore di Sinopoli, Calimera, Santa Cristina, ecc. Nel 1418 Polissena Ruffo portò in dote al suo secondo marito Francesco Sforza, il futuro Duca di Milano, un vasto complesso di terre, tra le quali Calimera e probabilmente anche San Calogero. A Polissena succedette la sorella Covella ed a costei il figlio Marino Marzano. |
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