LA SETTIMANA SANTA A SAN CALOGERO TRA VANGELO E FOLKLORE
A San Calogero, come in tutti i paesi cattolici, i riti rievocativi della passione, morte e Resurrezione di Gesù iniziano Domenica delle Palme, "a dominica da liva", con la benedizione dei rametti d'ulivo e delle palme intrecciate a forma di crocette, panierini e conocchie che verranno, poi, appese al capezzale del letto accanto al Crocifisso. Per i contadini è questo un momento propizio per ricavare gli auspici sull'andamento dell'annata: "liva bagnata, gregna caricata" recita, infatti, un antico proverbio (se piove giorno delle Palme, i covoni saranno pesanti).
Dopo la cerimonia, che negli anni passati si svolgeva nello spiazzo della chiesa del Sacro Cuore oggi chiusa per restauro, in processione si raggiunge la chiesa dell'Immacolata per assistere alla celebrazione della messa ed ascoltare la lettura del "passiu", il Vangelo, cioè, che descrive la passione di Gesù.
Il Giovedì Santo, dopo la rievocazione dell'ultima cena e della lavanda dei piedi, si prepara il Santo Sepolcro che viene adornato con ceri e piatti pieni di piantine di grano giallo pallido fatto germogliare al buio degli scantinati o nei sottoscala fin dai primi mesi dell'anno.
Molto suggestiva è la serata del Venerdì Santo, quando viene celebrata la cosiddetta "missa a storta". E' questa una celebrazione che non segue lo schema ordinario; si inizia con la lettura del Vangelo, segue poi la preghiera universale dei fedeli e la Comunione con le ostie consacrate la sera precedente. Chiude la funzione la "predica", un'omelia solenne che rievoca le fasi drammatiche della Passione e morte di Cristo, durante la quale il predicatore "chiama l'Addolorata" per deporre tra le sue braccia il Figlio morto. E' questo un momento carico di commozione: le donne, tutte vestite di nero, si sciolgono in lacrime vere, partecipando cosi anche loro al dolore della Vergine. Al termine di questa funzione i giovani, con i costumi tradizionali, eseguono la "Via Crucis".
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